Una flebo di gioia
18 luglio 2010
Le opinioni, sul tema, sono e saranno assai diversificate. C’è chi attribuisce al rientro di Valentino meriti assoluti, sia per quanto riguarda la sua prestazione in gara, sia per quanto concerne l’atteggiamento dei suoi rivali storici e tipici. C’è chi preferisce fare dei distinguo. C’è chi minimizza il ruolo di Rossi nello svolgimento del Gran Premio di Germania. Di certo, credo che tutti siano d’accordo sul fatto che questo ritorno coincida con una ripresa di vitalità straordinaria. Perché, Valentino o non Valentino, non vedevamo una battaglia per la vetta così serrata; perché Stoner non ha avuto la possibilità in questi mesi di manifestare la sua voglia di bagarre; perché avere a che fare con una rosa di quattro piloti coinvolti in una lotta serrata per il podio era diventato quasi un ricordo.
Penso che il caso non esista. Penso che le coincidenze hanno spesso una spiegazione nascosta negli anfratti della cronaca. Quindi penso che qualche merito a Valentino vada riconosciuto. Sia per aver riportato in pista il suo giallo che è luce, è oro per chiunque ami il motociclismo, sia per aver ripresentato un po’ a tutti un termine di confronto assolutamente stimolante. Niente di meno, niente di più. Le persone sono diverse, mostrano differenze decisive nei modi e nel carattere. Ma da questo spettacolare rientro, ogni ragazzo che corre nel Motomondiale credo possa ricavare un insegnamento prezioso circa il modo con il quale porsi rispetto alle corse, alla comunicazione, al privilegio di poter vivere seguendo la propria passione. E’ stata la leggerezza di Rossi ciò che ha reso la domenica più gradevole, per tutti. Indipendentemente dai risultati di chiunque. E su questo, per una volta, penso che si possa essere – semplicemente e serenamente - d’accordo.
di Giorgio Terruzzi
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