Libertà, lealtà, aggressività

Dicevamo ieri di Rossi che è una risorsa per i suoi rivali. Lo confermiamo anche oggi. Oggi che può essere stato un fastidio per Lorenzo finire dietro a Valentino un’altra volta. E’ il freddo, quello gelido che tempra. Son liberi tutti di mettere in discussione le logiche: è libero Lorenzo di chiedere alla Yamaha di adeguare l’ingaggio al suo accresciuto valore. Ma un conto è farlo battendo il compagno di squadra, un conto è farlo da secondo. Continua a leggere

Personaggismi

Rossi centra la pole perfetta: cattiva e distruttiva, in extremis e i tedeschi fan festa rumorosi ed entusiasti ancor prima di sapere come andrà la gara. Qui in Germania, come in Francia, in Olanda, negli Stati Uniti, in Inghilterra e persino in Spagna e in Australia, non prendono Italia Uno. Non leggono Sportmediaset. Non c’è insomma il rischio paventato da alcuni che la gente che segue le corse in moto sia orientata a credere ciecamente e ottusamente in Valentino Rossi.

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Pretesti e pretese

E’ una classifica corta che giustifica tutto. Il Sachsenring è un mercato, col cappone grasso e grosso esposto in mezzo mentre fa la ruota come il pavone: Jorge Lorenzo.

 

Ecco, lui, parla come un navigatissimo campione spiegandoti che lì dove corre “il team è una famiglia e la Yamaha è una gran moto“, ma anche che “mi offrono meno di quello che valgo“.

 

Una maniera di rilanciare le proprie quotazioni sarebbe la spiegazione più ovvia, perché mollare questa Yamaha sembra un delitto. Ora è buona, davvero la migliore come dice lui e i dati, a dispetto del muro, fluiscono come l’acqua tra i due box, tra Lorenzo e Rossi, tra Rossi e Lorenzo soprattutto. Ma tre milioni e mezzo per Jorge non bastano, alla faccia della crisi.

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Il vecchio che avanza

Siamo qui a cercare di liberarci di Mosley e Mosley, alla canna del gas, fa partire il siluro che affonderà definitivamente la flotta. Il siluro è piccolo e micidiale, di fabbricazione francese. Nome in codice: Jean Todt. Le conseguenze di questa mossa vagheggiata e in realtà pronta da un pezzo saranno devastanti e deprimenti perché rischiamo di avere al vertice di un sistema che aspira a sbarazzarsi di ogni orpello, ogni conflitto di interesse, ogni assenza di modernità, un uomo che ha se stesso, da sempre, al centro del proprio panorama, che rappresenta una modalità del fare vetusta, uterina, per nulla sintonizzata con ciò di cui questo sport- provato da troppe esperienze del genere- ha assoluto bisogno.
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Tutti forti, tutti brocchi

Questo articoletto vuole porre qualche provocazione offerta dalla realtà, a beneficio dei lettori, alcuni dei quali (solo alcuni) sembrano saperla più lunga di tutti in materia: bravi. Dunque, procediamo.

Se Webber batte Vettel e se Barrichello va più forte di Button significa che Vettel e Button sono da ridimensionare oppure significa che anche Webber e Barrichello sono da titolo?

La domanda ne innesca un’altra: quanti piloti sarebbero in grado di vincere il mondiale guidando Red Bull o Brawn? Parecchi, viene da dire. Facciamo la conta? Massa, Raikkonen, Alonso, Kubica, Hamilton, Kovalainen, Trulli, Heidfeld…troppi? Mah, non saprei. Di certo Massa e Raikkonen non sarebbero in discussione mai e poi mai. Sarebbero ai primi due posti della classifica, no? Come un buon numero di altri colleghi. Quindi, se diamo buono l’assunto, è tutta una questione di macchine a disposizione. Continua a leggere