Rossi guarda Doohan e Schumi

E’ difficile rintracciare motivi per pensare positivo dopo quello che è accaduto a Rossi al Mugello. Eppure voglio provarci lo stesso. Lo faccio digitando due nomi che nelle stesse condizioni di Rossi sono tornati più forti di prima: Mick Doohan e Michael Schumacher.

Dopo il terribile incidente nel Gran Premio d’Olanda del 1992 Doohan rischiò addirittura l’amputazione della gamba e solo l’intervento del dottor Costa, che rapì letteralmente il pilota dall’ospedale, permise a Doohan di tornare a camminare e di risalire in moto già nel Gran Premio del Brasile della stessa stagione. Continua a leggere

Azione e reazione

L’impennata messa sull’asfalto dopo la bandiera a scacchi è un segnale. Trattasi della replica alle complicazioni della vigilia. Valentino Rossi cerca di viaggiare sopra ai problemi e prova e spostare il limite un po’ più in là, già dal venerdì.

Una situazione inusuale per lui, così come è inusuale ciò che si ritrova ad affrontare in questa stagione anomala. Dolore prima di tutto, un male – quello alla spalla – subdolo e “bastardo“, mai provato prima dentro 15 stagioni in giro per il mondo.

Poi la concorrenza, nel senso di Jorge Lorenzo, pronta a rubargli la scena nel parco giochi preferito. Così Valentino ha provato a marcare subito il territorio, tanto per chiarire il concetto. Azione e reazione insomma. Continua a leggere

Tris di benvenuto

Non è facile arrivare al Mugello e ritrovarsi a parlare di tutto fuorchè delle moto, di quello che potrà accadere domenica. Niente o quasi. Tre spunti di benvenuto piuttosto, di quelli da girare la macchina e tornare a casa subito.

Rossi toglie il velo sulle condizioni della sua spalla. Va meglio, ma è stata un problema, non è a posto. Rossi di norma dice quello che pensa e se spiega che le condizioni non sono il 100% ci si fida. C’è Burgess a spiegare che l’assetto e la guida di Rossi non corrispondevano al suo potenziale, a scomettere che una volta in forma i suoi avversari, a partire da Lorenzo, capiranno chi ancora sia Rossi. Continua a leggere

Due pesi, due piloti

E’ il bello delle corse ed è sempre stato il bello di Rossi nella sua carriera ultratrionfale: darsi degli obiettivi. Cercare e trovare con fretta gli avversari veri, quelli pericolosi. E sull’identificazione costruire e smontare equilibri in gara. Il Rossi dell’era moderna non ha più rivalità violente, non è stato più protagonista di diverbi pubblici e coloriti. Ha sempre fatto molta attenzione invece a fare in modo che le polemiche fossero stemperate, che le critiche fossero civili e sottili al tempo stesso. Pertanto lo sentiremo difficilmente esprimersi con cattiveria nei confronti di qualcuno. Eppure nel suo personale menù, le priorità sono scritte e nette. Continua a leggere

L’errore e l’onore

L’errore è quella cosa che al Mugello Rossi non si può permettere. L’errore è quella cosa che ti porta a girare con le gomme dure in condizioni di aria e pista fredda quando tutti usano le morbide. L’errore in questo caso è clamoroso. L’esito pure, per Valentino. Ed è una festa per Stoner e Lorenzo.

Ha a che fare con avversari duri, dinamitardi, dai giovani Stoner, Lorenzo e Dovizioso, al vecchio Capirossi. Che quello di Stoner sia stato un Mugello capolavoro è scontato, lì da vedere, molto più della scelta drastica e penalizzante di fidarsi di un consiglio violento. Perché  va bene lavorare in maniera più aggressiva rispetto ai colleghi/avversari dell’altra metà della Yamaha, ma va meno bene affidare in esclusiva alle intuizioni di Peter tecnico della Bridgestone la scelta che vale la gara. Continua a leggere