Lewis lingua lunga

Lewis Hamilton e Fernando Alonso. E’ stato odio a prima vista. 2007 l’anno, McLaren la squadra che ha vissuto in presa diretta le vicende della strana coppia, al centro di dispetti e polemiche sfociati in un mondiale buttato via per un punto appena all’ultima gara. Da quando le rispettive strade si sono divise Lewis e Nando si sono ignorati, ma quanto accaduto domenica a Valencia ha interrotto bruscamente la tregua. Martedì Hamilton non ha perso l’occasione per infierire su Alonso.
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Il sospetto come regola

Una safety car che spezza in due la corsa, falsandola completamente. Un pilota – Hamilton – che infrange le regole e che da questa infrazione ricava un vantaggio. Una penalità ad Hamilton comunicata con un ritardo tale da rendere la decisione quasi ininfluente, se non per togliere dal leader della corsa, Vettel, l’unico avversario rimasto. Nove piloti che non rispettano una regola e che vengono penalizzati dopo tre ore e mezza di cinque incomprensibili secondi ciascuno, in ragione di una discrezionalità figlia degli errori già commessi. Una classifica del mondiale che cambia pesantemente al termine di una gara da annullare per evidente stato confusionale di chi le gare deve governare. Continua a leggere

Rubens: sogni e vendette

Diciassette righe su un foglio, un minuto e quarantadue secondi sull’asfalto. E’ la distanza che passa tra il rosso passato e quello presente. Tra Rubens Barrichello e Luca Badoer.

Rubinho ha il cavallino nel passato con un’ultima vittoria datata 26 settembre 2004, Cina. Nel frattempo un soffio della sorte l’ha tolto, quest’anno, dall’elenco dei pensionati spingendolo fino ad un sogno mondiale che, con sei gare dalla fine del campionato e 18 punti di ritardo da questo Button, potrebbe anche diventare realtà.

Badoer è il presente rosso, fatto di improvvisazione, sofferenza e denti stretti. Barrichello è lamentoso e sempre ha mal sopportato il ruolo di scudiero di Schumacher a Maranello, ma alzi la mano chi almeno una volta non ha avuto un moto d’affetto per Rubinho-Calimero. Continua a leggere

Scommettereste su Webber?

Metti 1000 euro, ne guadagni 20.000. Sembra un affarone. E’ una proposta rischiosa, una scommessa che paga a venti Mark Webber campione del mondo.

C’è da pensarci, capire se vale la pena. Non è un affare da dea bendata, ci sono variabili difficili da considerare e una buona dose di calcolo. Allora: lista dei pro e contro.

Perchè accettare. L’australiano è il più maturo dei tre che se la vedono per il titolo. E’ un fatto anagrafico, senza dubbio, ma anche di atteggiamento mentale. E’ uno che macina, ben aggrappato a terra, zero vezzi, zero colpi di testa. Nelle ultime gare è quello che ha il tabellino di rendimento migliore: quattro podi, di cui due secondi posti, una vittoria. Non sente la pressione, non ha ansie da rivalità all’interno del team. Continua a leggere