Cookie SSP: occhio a Menghi

Lui si chiama Fabio Menghi, numero 61 sulla carena e pilota classe 1986 da tenere d’occhio. Perché il ragazzo è simpatico, ma soprattutto perché nei test della Supersport – appena conclusi a Phillip Island – si è già ritagliato un posto sotto i riflettori come l’italiano più veloce in classifica. Certo piano con i facili entusiasmi, ma intanto eccolo con un’ottava piazza interessante, ottenuta in sella alla Yamaha R6 del team VFT Racing. Squadra a conduzione famigliare, con il fratello Omar a fare da team manager e un manipolo di fidati meccanici al seguito. E in attesa di correre domenica prossima sempre in Australia, Fabio ha già fatto suo il progetto un tempo cantato anche da Samuele Bersani (Freak): “…hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?“.  Continua a leggere

In Australia i big inseguono

Demolire del tutto una moto rischiando la pelle nei test privati (giusto tre giorni fa) non ha demolito in compenso il pilota protagonista della prodezza. La Suzuki si rilancia con Leon Camier, il piú veloce in pista dopo la prima giornata dei test Dorna-Infront (o come diavolo si vogliono definire). Siamo a quattro decimi dalla best pole ottenuta da Checa con gomma da qualifica due anni fa: 1.30.882 per lo spagnolo nel 2011, 1.31.243 per il Camier di oggi. Vero é che Phillip Island è completamente riasfaltata e ci si dovrebbe aspettare un netto miglioramento rispetto al passato recente, quando l’asfalto era pieno di sconnessione ed avvallamenti che avevano nell’australiano Stoner il primo critico. Ma è anche vero che il tracciato non è ancora gommato per bene, fa caldissimo con temperature a terra vicine ai 55 gradi, e a volte ci si mette pure il vento. Ora di domenica prossima, quando il mondiale partirà, miglioreranno tutti. Continua a leggere

Mille km di agonia

Otto gare prima dei titoli di coda. Mille chilometri per chiudere una storia infelice che doveva unire due nomi da leggenda e che invece ha offerto solo brutte notizie. Restano scorie che ora alimentano il tifo più bieco di chi scarica le colpe sul pilota o di chi lo fa sulla squadra. Il problema reale è che due anni fa alla base dell’unione c’era la mancanza di alternative, sia per Rossi che per la Ducati.

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Effetti devastanti

Consumato il divorzio ora toccherà valutare l’entità delle conseguenze, dei danni che produrrà inevitabilmente una delle unioni peggio riuscite nella storia degli sport motoristici. Nel biennio rossiano la Ducati ha consumato energie tecniche, umane e finanziarie per assecondare senza successo le richieste del pilota. Allo stesso tempo Valentino è stato sottoposto ad uno stress psicologico fuori dalla norma e ora dovrà recuperare in fretta l’attitudine a lottare per il podio, dopo aver remato per mesi a centrogruppo. Continua a leggere

Perché Rossi va

Dunque Valentino Rossi torna alla Yamaha. Dunque arriverà a breve un comunicato che parlerà di un contratto biennale e ci verrà spiegato che l’accordo prevede un impegno di Valentino anche nello sviluppo della nuova Yamaha R1 che debutterà in Superbike nel 2015, offrendogli la possibilità, se lo vorrà, di giocarsi là gli ultimi anni di carriera.
Non è un’operazione priva di rischi. Per quanto Lorenzo sia stato negli anni fortissimo fino a diventare forse davvero il più forte, alla Yamaha era mancata di colpo quella dose di rumore attorno al marchio che una star internazionale come Rossi porta con sè, ovunque vada. Continua a leggere